Finalmente
una buona notizia per il Castello di Milazzo. L’Amministrazione
comunale ha infatti adottato gli orari estivi. Meglio tardi che mai,
visto che luglio volge ormai al termine. La chiusura pomeridiana, sino
allo scorso lunedì prevista per le 18,30, è stata infatti dilatata sino
alle 21,00, con apertura prevista per le 15,00. Nessuna novità invece
per gli orari mattutini: il Castello, che continuerà a rimanere chiuso
il lunedì, sarà infatti visitabile, come prima, dalle 9:30 alle 12:30. A
determinare le nuove fasce orarie la delibera di Giunta n. 78 dello
scorso 12 luglio, con la quale è stata deliberata un‘integrazione oraria
per il personale contrattista ed LSU, anche a seguito dei numerosi
pensionamenti (ben 34) che si sono verificati nell’ente dal gennaio 2010
ad oggi.
lunedì 23 luglio 2012
FINALMENTE GLI ORARI ESTIVI
domenica 8 luglio 2012
PROPOSTA PER UNA FRUIZIONE IN TEMPI DI DISSESTO
La dichiarazione di dissesto
è ormai vicina. E non pochi sono quelli che temono un congelamento della
fruizione turistica del Castello a causa della carenza di fondi che impedirebbe
in primo luogo il pagamento del personale attualmente in servizio. In tal caso
allora è necessario adottare decisioni radicali e coraggiose, prendendo esempio
dal passato, dai recenti anni Novanta, quando le visite al più importante bene
culturale cittadino venivano assicurate da un solo dipendente, quel Mario
Napoli, la cui spigliata, energica ed appassionata presentazione del maniero non
ha mancato di farsi apprezzare da migliaia e migliaia di turisti venuti a
Milazzo. Tornare al passato, dunque, ma approfittando delle migliorie che in
questi ultimi anni sono state apportate all’interno della cittadella
fortificata. Come il costosissimo impianto di videosorveglianza, le cui
modernissime videocamere a 360° gradi, sino ad oggi mai utilizzate, sono state
installate nel corso degli ultimi lavori di manutenzione. Una decina di occhi
artificiali che garantirebbe al buon Napoli una vigilanza continua,
prescindendo dunque dal ricorso a decine di accompagnatori lungo il percorso di
visita, che dovrà necessariamente essere dotato di tabelle turistiche bilingue
in grado di offrire al visitatore un’informazione spicciola ma efficace sulle
singole realtà architettoniche dislocate entro la città murata, analogamente
alla cartellonistica già presente nell’area archeologica dell’antica cittadella,
che proprio in questi giorni ha ottenuto il necessario collaudo. E’ altresì necessario
che il lavoro delle videocamere venga supportato da una continua e costante
registrazione digitale, in modo tale da attivare l’intervento delle forze
dell’ordine nel caso in cui dovessero riscontrarsi furti o atti vandalici.
E tornare al passato
significa anche istituire nuovamente il biglietto d’accesso al complesso
fortificato e soprattutto all’antico Duomo, bene quest’ultimo - conviene non
dimenticarlo - di proprietà comunale. Un ticket che avrebbe lo scopo di far
fronte ad un essenziale ma efficace servizio di giardinaggio e di pulizia,
finanziando nel contempo gli straordinari del dipendente comunale preposto alla
custodia del Castello, le opere di disinfestazione, gli eventuali oneri
assicurativi, la revisione periodica dei dispositivi antincendio, minuscole
manutenzioni e tra l’altro il costo dei pannelli bilingue.
A tal proposito ci piace
ricordare che con delibera n. 6 del 21 gennaio 2011 la Giunta comunale, sulla base
delle risultanze statistiche degli anni precedenti, aveva determinato l’importo
del biglietto d’ingresso al Castello in sette euro per le «visite a biglietto
intero» ed euro 3,50 per quelle «a biglietto ridotto». E poiché la stima di coloro
i quali avrebbero pagato il biglietto ammontava a 17.000 visitatori annui
(7.000 interi e 10.000 ridotti), la Giunta nella suddetta delibera aveva
previsto in bilancio un introito di ben 84.000 euro, una cifra più che
sufficiente per sostenere le spese di cui sopra.
Il Castello non può e non
deve rimanere privo di fruizione, nemmeno in tempi di dissesto. Consentirne liberamente
la visita ai turisti, precludendo loro, in attesa di tempi migliori, l’accesso
ai singoli fabbricati, che resterebbero chiusi tranne il Duomo antico ed il
Monastero delle Benedettine, per il quale sono state già stanziate le somme
necessarie per l’allestimento del Museo della Città Murata, è una sfida
possibile e doverosa, anche con un solo dipendente (che andrà necessariamente avvicendato
con altro nel caso di ferie o malattia). Se poi il dissesto, come sembra
emergere dalle ultime dichiarazioni dell’Amministrazione comunale, non
precluderà l’opera dei contrattisti e di altri soggetti che sino ad oggi hanno
prestato servizio all’interno del Castello, beh, allora, tanto meglio. Saremo
in grado la prossima estate di rendere fruibile alla collettività il nostro
monumento per antonomasia? L’impresa è ardua, ma non impossibile. E in città
non manca chi, come lo scrivente, è disposto ad offrire gratuitamente le
proprie energie ed il proprio tempo libero per dare una mano.
lunedì 14 maggio 2012
GIROLAMO FUDULI - SUGGERIMENTI PER LA VALORIZZAZIONE DELLA CITTADELLA FORTIFICATA
Suggerimenti per la valorizzazione del “Castello” di Milazzo
(relazione tenuta il 5 ottobre 2008 da Girolamo Fuduli, segretario della Società Milazzese di Storia Patria, in occasione dell'inaugurazione dell'anno sociale 2008/09 del Lions Club di Milazzo)
Breve analisi storica
Quando si scrive del Castello di Milazzo, in realtà, si fa riferimento ad una “città murata” – di cui rimane qualche labile traccia – racchiusa dentro una duplice cinta muraria bastionata, e a un imponente Mastio edificato da Federico II intorno ad un nucleo arabo-normanno.
Le vicende storiche di questo sito – che ha ospitato ininterrottamente almeno da 4000 anni insediamenti umani – si intrecciano con la storia siciliana e, talvolta, per la sua importanza strategica, con quella europea. Se ancora oggi sono appena visibili le vestigia arabo-normanne, risultano più evidenti le sveve, le aragonesi, le spagnole e quelle più recenti lasciate da borbonici e da inglesi. Testimonianze più antiche sono invece documentate dal ritrovamento di monete, frammenti ceramici, suppellettili e oggetti di vario tipo risalenti al periodo classico.
Proposte per la sua valorizzazione
Lo straordinario sistema difensivo che punteggia la rocca, nonostante l’ingiuria del tempo e l’incuria dell’uomo, ha conservato immutato tutto il suo fascino e, solo recentemente, è stato restituito parzialmente alla pubblica fruizione. Nei primi anni ’70 si sviluppò un interessante dibattito in relazione al ruolo strategico che tutta l’area della rocca avrebbe potuto avere nell’economia del nostro territorio per il suo sviluppo turistico e, tuttavia, già da allora venivano avanzate proposte criticabili. Rimonta proprio a quel periodo una tesi di laurea in Architettura discussa in un prestigioso ateneo italiano, nel quale era previsto che l’intera area fosse adibita a cittadella turistica edificandovi strutture ricettive e ricreative; e altrettanto singolare appare il contenuto di una lettera indirizzata dalla Pro Loco cittadina alla Soprintendenza, nella quale si consigliava l’abbattimento dell’antico monastero delle Benedettine, in quanto – si sosteneva – che quei ruderi deturpassero la bellezza del luogo. In questo contesto si inserisce la realizzazione, oggi sicuramente non più proponibile, del grande “teatro all’aperto” che ha indubbiamente compromesso l’euritmia delle possenti architetture. Negli anni ’90 il recupero del Duomo antico e il consolidamento di alcuni manufatti innescò un serrato dibattito sulla correttezza filologica dei restauri e sulla congruità delle tecniche adoperate, lasciando un po’ in ombra un tema che invece si sarebbe dovuto fin d’allora sottoporre con maggiore insistenza all’attenzione dell’opinione pubblica e che oggi si presenta in tutta la sua rilevanza, in vista delle notevoli risorse finanziarie impegnate per il completo recupero degli edifici e degli spazi liberi. È ovvio che una corretta utilizzazione del “Castello” non può prescindere dalla sua lunghissima storia e da quelle che sono le sue straordinarie peculiarità. Infatti, è noto che sul palazzo fortificato di epoca arabo-normanna si inserì e si sviluppò il maschio federiciano; ad esso successivamente si aggiunse la cinta aragonese che testimonia il passaggio dai torrioni rettangolari, finalizzati sostanzialmente ad una difesa verticale adatti a meglio contrastare le nuove tecniche di offesa. Anche in età spagnola Milazzo continuò a svolgere un ruolo strategicamente importantissimo nel sistema difensivo dell’isola tant’è che in questo periodo si costruì una ciclopica cinta muraria bastionata con le caratteristiche più avanzate dell’architettura fortificatoria di quel periodo. Alla progettazione di queste imponenti muraglie furono chiamati nel tempo i più noti architetti militari. Nomi che si conoscono: Riccardo da Lentini, Antonio Ferramolino, Giulio Lasso, Camillo Camilliani, Orazio Del Nobile, Diego Sanchez, Pietro Novelli.
Questo breve excursus è sufficiente a tracciare le linee guida lungo le quali ci si dovrebbe muovere per un’intelligente valorizzazione di questo importante complesso architettonico e, primariamente, bisognerebbe stilare un progetto che ne esalti e ne rimarchi la sua eccezionale peculiarità, ossia quella di rappresentare una testimonianza, ancora compiutamente leggibile, dell’evoluzione del sistema difensivo europeo. A tale scopo, ad esempio, i vari ambienti che si susseguono all’interno del Mastio, una volta restaurati potrebbero essere adibiti a sale espositive in cui evidenziare con immagini cartografiche, iconografiche, fotografiche, con documenti, modelli, diorami e reperti vari, gli epici avvenimenti svoltisi sul nostro territorio, che talvolta si incrociarono con la grande Storia (la vittoria riportata nel 260 a. C. da Caio Duilio con la quale Roma si impose come grande potenza marinara; la battaglia navale del 36 a. C. che sancì la nascita dell’impero romano con la vittoria di Ottaviano su Pompeo; la contesa tra aragonesi e angioini che vide Carlo D’Angiò collocare nella nostra città il suo quartier generale; il lungo assedio del 1718 da parte dell’esercito spagnolo che invano tentò di riconquistare la nostra Piazza; la battaglia del venti luglio 1860 che spianò a Garibaldi la strada per il continente determinano l’accelerazione del nostro processo unitario.) Infine, la prestigiosa “Sala del Parlamento” potrebbe ospitare un plastico in cui evidenziare tutte le complesse fortificazioni, anche quelle più periferiche, servendosi soprattutto del dettagliato documento cartografico, attualmente conservato nell’Archivio di Stato di Napoli.
In questo contesto sarebbe auspicabile indire un concorso di modellismo a tema, sollecitando la collaborazione delle numerose associazioni che operano nel settore, in quanto ciò rappresenterebbe un originale supporto per una nuova didattica della Storia e potrebbe aprire la strada a un qualificato turismo culturale. Uno degli ambienti del Mastio potrebbe essere dedicato a Stefano Zirilli, esperto di cose militari e tra i più illustri protagonisti del Risorgimento siciliano. È noto, infatti, che durante la rivoluzione del 1848 fondò a Palermo una scuola militare per allievi ufficiali, provvide alla difesa delle coste dell’isola, diede vita e diresse un giornale militare; in seguito, nominato Direttore del Genio, attivò l’armamento della Sicilia, formò due battaglioni stranieri, approvvigionò le Piazze e i Forti sviluppando l’attività di parecchie fabbriche d’armi. La sua biblioteca custodiva preziosissimi trattati militari e rari strumenti di rilevazione, materiale che, almeno in parte, potrebbe essere recuperato ed esposto, rendendo così un doveroso omaggio a questo nostro grande concittadino.
È bene tuttavia sottolineare che l’inserimento del patrimonio architettonico del “Castello” in un circuito museale non preclude la possibilità di battere altre strade per una sua maggiore valorizzazione. È possibile, infatti, tracciare degli itinerari paesaggistici attrezzando dei punti di sosta (quali ad esempio l’area contigua al monastero delle Benedettine, la terrazza della così detta Torre Saracena, quella del bastione di Santa Maria), da cui poter ammirare panorami di ineffabile bellezza; non meno suggestiva appare la prospettiva di poter procedere lungo le gallerie di contromina o di visitare i luoghi più reconditi del bastione di Santa Maria o delle Isole. I percorsi dovrebbero essere ovviamente dotati di moderni sistemi audiovisivi, atti a fornire notizie e informazioni agli studiosi e ai visitatori. Si potrebbe realizzare anche un prestigioso parco letterario traendo spunto sia dalle numerose citazioni del “Castello” contenute nella memorialistica garibaldina o sia dalla descrizione con la quale Federico De Roberto lo ricordò nel romanzo “L’Illusione”.
Va da sé che lo studio e la ricerca dovrebbe essere continuamente stimolata organizzando convegni, seminari e incontri con studiosi, studenti ed esperti al fine di approfondire la conoscenza di questa rara testimonianza di architettura fortificatoria.
martedì 8 maggio 2012
PICCOLI PASSI PER IL MUSEO DELLA CITTA’ MURATA
In attesa di poter finalmente disporre del nostro Castello – chissà quando – un’ottima notizia giunge dalla sezione archeologica della Sovrintendenza di Messina. L’archeologa Gabriella Tigano, direttore dei lavori nel cantiere di scavo che ha riportato alla luce i perimetri murari dell’antico abitato della città murata, ha ottenuto dal dirigente comunale ai LL.PP. arch. Natalia Famà l’approvazione di una perizia di variante con la quale sono state stornate alcune somme del maxi finanziamento di 11 milioni di euro al fine di allestire un piccolo spazio museale in cui valorizzare adeguatamente i numerosi reperti rinvenuti durante gli scavi del biennio 2008/09.
Si tratta dell’idea, caldeggiata per anni dalla Società Milazzese di Storia Patria, d’istituire entro la cittadella fortificata quel Museo della Città Murata che ha già avuto un suo timido e minuscolo nucleo originario nella mostra allestita nel 2005 dal sodalizio milazzese nella Sacrestia del Duomo antico. Una serie di reperti, quelli rinvenuti nel 2009 dalla Sovrintendenza di Messina nell’antico abitato della città murata, che in parte è stata già esposta nell’Antiquarium “Domenico Ryolo” di via Impallomeni un anno fa, nel maggio 2011, quando i visitatori hanno potuto ammirare ceramiche, stoviglie, pipe in terracotta e numerosi altri oggetti di uso quotidiano risalenti perlopiù all’età moderna.
Per la realizzazione dell’allestimento museale è stato previsto un investimento totale di circa 70.000 euro, stornati senza alcun incremento di spesa. Circa 10.000 euro sono stati invece previsti per la redazione di un’elegante pubblicazione scientifica in cui raccogliere ed illustrare le indagini di scavo ed i reperti rinvenuti.
Un plauso va dunque alla dott.ssa Tigano, alla quale Milazzo deve gran parte della recente riscoperta del proprio lontano passato e che anche in questa occasione ha dimostrato di amare profondamente la nostra Città (pubblicato su oggimilazzo.it il
I CROCIERISTI ED IL CASTELLO DEI DESIDERI
I recentissimi approdi della Costa Voyager nel nostro porto hanno trovato Milazzo, almeno per quel che riguarda il suo importante bene culturale, notevolmente impreparata ad accogliere i turisti, ai quali è stata preclusa ancora una volta la porzione più antica e indubbiamente più suggestiva del Castello. La visita, se così la si può chiamare, si è infatti miseramente fermata all’inestetica recinzione di cantiere che da ormai due anni fa brutta mostra di sé dirimpetto all’antico Duomo, all’interno del quale i turisti han trovato conforto soltanto nella buona volontà del personale comunale e di quello delle cooperative e nella minuscola offerta culturale rappresentata dalla mostra permanente di antichi oggetti di uso quotidiano curata dalla Società Milazzese di Storia Patria (priva però di presentazione e didascalie nelle più diffuse lingue straniere) e da un volantino redatto in lingua francese che illustrava sinteticamente soltanto la modesta area visitabile (entrata e Duomo antico).
Sinceramente, considerando l’imminente inizio della stagione estiva e l’afflusso dei crocieristi già in corso, non si comprende perché l’Amministrazione comunale si ostini a precludere ai visitatori il resto della città murata. Non crediamo che le pastoie burocratiche e le difficoltà riscontrate nel collaudare il Mastio ed il bastione delle Isole bastino da sole a giustificare il divieto di accesso alla porzione più bella della cittadella fortificata.
Recentemente sono state diffuse a mezzo stampa notizie, relative alla futura destinazione che si vorrebbe dare alla stessa cittadella fortificata, che stridono fortemente con la triste realtà in cui versano le casse comunali sempre più vicine al dissesto. Non sarebbe allora il caso di restare coi piedi per terra, affrontando la delicata problematica della fruizione del Castello con progetti ben più modesti e fattibili? Per esempio consentendo ai visitatori la visita parziale del maniero con guida al seguito lungo la stradella che dal Duomo antico conduce sino all’ingresso del Mastio, evitando l’accesso ai locali ancora sprovvisti di collaudo? Così facendo i turisti potrebbero ammirare - senza entrare all’interno dei diversi fabbricati e rimanendo dunque sempre all’aperto - l’area archeologica posta in prossimità del bastione delle Isole, i panorami mozzafiato del Tono e del Capo visibili accanto al Monastero delle Benedettine e soprattutto potrebbero vedere da vicino la cinta e la porta aragonese ed ancora avere un assaggio della corte del Mastio, all’ingresso del quale una serie di transenne impedirebbe l’accesso alle zone in cui ancora mancano i collaudi.
Si tratterebbe certamente di ben poca cosa, ma almeno, dopo tutti i milioni di euro spesi, si consentirebbe ai turisti di ammirare qualcosa in più del solo Duomo antico, evitando peraltro stupide discriminazioni come quella registratasi in occasione del primo arrivo della Voyager, quando un esperto del sindaco - come candidamente riferito da un’associazione cittadina in un comunicato stampa - aveva «guidato una delegazione composta dallo staff della nave, della compagnia crocieristica Taaj e dalla Tour manager attraverso tutta la Cittadella fortificata» (pubblicato su oggimilazzo.it il 28 aprile 2012 ).
venerdì 30 dicembre 2011
RELAZIONE DI BEN 62 PAGG. SUI REPERTI IN MOSTRA A CURA DELLA SOCIETA' MILAZZESE DI STORIA PATRIA
«Vengono qui presentati i materiali della discarica settentrionale del Castello, materiali raccolti agli inizi degli anni ’90 dai membri della Società Milazzese di Storia Patria, che seguivano gli interventi effettuati dal Comune ed il dilavamento dei riempimenti sottostanti il castello raccogliendo quanto
man mano appariva in superficie dopo le piogge tanto da realizzare un’esposizione dei ritrovamenti in alcuni ambienti del Duomo vecchio a Milazzo» (S. Fiorilla).
Una lunga relazione, pubblicata nelle pagine della rivista "Archivio Storico Messinese", esamina dettagliatamente alcuni dei reperti individuati dai soci della Società Milazzese di Storia Patria - guidati dall'infaticabile Carmelo Fulco - ed oggi in mostra nella Sacrestia dell'antico Duomo di Milazzo, primo nucleo dell'auspicato museo della città murata. La relazione è consultabile integralmente al seguente link:
http://www.societamessinesedistoriapatria.it/archivio/91_92/fiorilla.pdf
«Ricordo con affetto il prof. Giacomo Scibona che mi persuase ad affrontare questo studio offrendomi l’opportunità di ampliare le mie conoscenze all’area nordorientale della Sicilia. Sono grata al Sig. Carmelo Fulco della Società Milazzese di Storia Patria che è stato prodigo di informazioni e di dati sui ritrovamenti e il castello.
Oggi lo studio viene pubblicato grazie alla disponibilità della dr. Gabriella Tigano e del prof. Federico Martino ai quali sono grata. Viene temporaneamente rimandata la parte dello studio dei rinvenimenti di epoca antica che era curata da Giacomo Scibona» (S. Fiorilla).
I RECENTI SCAVI NELLA RELAZIONE DELL'ARCHEOLOGA TIGANO
E' stato recentemente pubblicato sulla storica rivista della Società Messinese di Storia Patria il primo rapporto della Sovrintendenza di Messina (sezione archeologica) sulla campagna di scavi condotta entro la città murata:
http://www.societamessinesedistoriapatria.it/archivio/91_92/tigano.pdf
http://www.societamessinesedistoriapatria.it/archivio/91_92/tigano.pdf
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